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...e adesso non ci resta che aspettare una nuova estate...
Giallo a Lampedusa
Ripensando con nostalgia al mese di ottobre torno a rivedere i vecchi filmati, le riprese effettuate sulla spiaggia della Guitgia di Lampedusa nelle notti magiche di O’Scià.
Al termine della terza sera di concerto Claudio Baglioni, prima di intonare la consueta sigla Volare, saluta tutti dal palco, sotto il faro brillante della luna piena che, ben oltre la mezzanotte, si riflette alta sul mare caldo e immobile. Le sue parole riecheggiano ancora nella memoria con l’esile supporto delle registrazioni un po’ tremule: un pensiero gentile è indirizzato anche alle isole vicine, un saluto a Linosa e ai linosiani.
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Poi, a sorpresa, un saluto a Lampione, isola sola in mezzo al mare, e ai suoi abitanti...
Essendo noto a tutti che Lampione è solo uno scoglio disabitato, a chi era rivolto quel saluto? E’ un piccolo giallo nel giallo.
Ci piace continuare a credere che fosse un saluto rivolto ai protagonisti del romanzo La zia di Lampedusa i quali vivono la loro fantastica e strabiliante avventura proprio nel mese di ottobre, e proprio al faro di Lampione!
Grazie Claudio, a presto...
Lampione e i suoi abitanti: Salvo, Giovanna, il Maresciallo Busacca, Cettina, Riccardo, Jasmine, Cristoforo, Giacomo, Angelica, Cristina e Lucia ricambiano il saluto con tutto il cuore e aspettano di incontrarti, il prossimo autunno, per tornare ancora una volta a ballare magicamente insieme su quella spiaggia.
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LE RICETTE DELLA ZIA
... quando niente sussiste d’un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l’immenso edificio del ricordo.
(Marcel Proust - Alla ricerca del tempo perduto – trad. N.Ginzburg - Einaudi)
Descrivere la preparazione materiale dei cibi può restare un semplice, asettico, elenco di ingredienti accompagnati da relative regole di cottura. Qualora si voglia, invece, tentare che le pietanze diventino delizie dell’anima, più che alimenti del corpo, l’esposizione sfugge ad ogni regola scritta.
Occorre avviare l’atmosfera giusta, creare la scenografia adeguata e attivare una non pronosticabile contiguità di accadimenti, che renderà unica e impareggiabile quella particolare degustazione. Certo, una pietanza cattiva resterà comunque tale, ma un buon pasto inciderà per sempre la traccia indelebile delle circostanze che ne hanno accompagnato il sapore, in una zona sepolta della memoria.
Come gli isolani sanno bene, ognuna di queste ricette, per una corretta esecuzione, necessita di un ingrediente indispensabile e introvabile fuori dal contesto siculo ( a dispetto di ogni globalizzazione ) si tratta dell’aria di Sicilia, un elemento assolutamente intrasportabile, che rende le pietanze irripetibili! Dunque, sarà sempre votato a scarso successo qualunque tentativo di replicare altrove gli strepitosi manicaretti? Quanti pregustano già di sedere a tavola non restino con l’acquolina in bocca, la soluzione è assai semplice: basta che si rassegnino a partire, prenotando un tavolo in adeguato luogo; non se ne pentiranno di sicuro (con l’ulteriore, non trascurabile, vantaggio di non dovere alfine procedere al lavaggio dei piatti!)
Buon appetito a tutti.
1 Conserva di pesce
Per secoli l’essiccazione sotto sale è stata l’unica maniera di conservare il pesce. Oggi la tecnica è caduta in disuso, tuttavia salare personalmente il pesce azzurro è un’arte di grande soddisfazione per ottenerne un sapore antico, assai differente da quel gusto omologato che si trova rinchiuso nelle asettiche scatolette di produzione industriale.
Durante il periodo di preparazione l’aroma corposo impregna l’aria circostante di tipico effluvio di vacanze estive che dopo mesi strariperà, all’apertura dei barattoli, inondando di nostalgico buonumore tartine e pizzette. Si formeranno così deliziosi antipasti, conditi con olio e pomodorini, e perfino ottimi condimenti per le insalate.
Si può utilizzare la conserva di pesce anche per la preparazione di più elaborate ghiottonerie preparando, ad esempio, in un velo d’olio, un battuto d’aglio e capperi, adagiandovi dei peperoni non troppo piccanti da coprire con conserva d’acciughe, e infornando per pochi minuti. Oppure, c’è anche chi usa preparare polpettine da passare in padella, aggiungendo al pesce in conserva il rosso d’uovo, i capperi e la mollica di pane intrisa nell’aceto. In fine come dimenticare, accanto ai broccoletti, l’importante presenza del pesce conservato sotto sale per la preparazione della mitica Pasta del malutempu? (Il pasto consumato quando per il mal tempo non si poteva uscire a pescare, e ci si doveva accontentare del pesce conservato).
Per mettere sotto sale il pesce occorre che ci sia la luna favorevole. La luna migliore è la Luna piena d’estate, perché i pesci raggiungono la loro massima grossezza. Inoltre con la Luna piena e il caldo, i pesci vengono in superficie e se ne prendono di più, perciò il prezzo si abbassa.
A sud del sud può andar bene anche la luna piena del primo autunno, finché il mare è ancora calmo e la temperatura è dolce.
Tutto il pesce azzurro si presta ad essere conservato sotto sale, e anche alcuni pesci come piccole varietà di tonnetto. Il principale requisito è che il pesce debba essere freschissimo e non sottoposto ad alcun trattamento. Un metodo infallibile per testare la genuinità del prodotto è di farlo assaggiare al gatto, il quale si lancia con voracità sul pesce di buona qualità, ma rifiuta con sdegno il pesce trattato con acqua e sale, sia esso pesce marcio o sia pesce trattato con antibiotici.
Se ci si vuole cimentare, si acquisti il pesce direttamente all’arrivo delle barche. Si tolgano le teste, spezzando il pesce con le mani a livello delle branchie e tirando via anche le interiora. Per essere sicuri che le interiora siano completamente pulite, si passi l'indice all'interno della pancia del pesce, aprendola e togliendo eventuali residui. Le teste possono anche essere, invece che strappate, tagliate con abilità su un tagliere di legno con un coltello da cucina. Si trattenga la testa col coltello e si strappi in senso opposto, tirando il pesce dalla coda. Con un po’ di esperienza le interiora dovrebbero restare attaccate alla testa e il pesce dovrebbe risultare ben pulito.
Si stendano i pesci nettati in strati coperti da sale e si lascino sgocciolare all’aria. Si taglino per lungo e si pongano a strati dentro un contenitore di latta, o anche di vetro, si creino alternati uno strato di sale mischiato, grosso e fino, e uno di pesci precedentemente rivoltati nel sale, fino all’orlo del recipiente. Sopra l’ultimo strato di sale si ponga una bella pietra di mare, rotonda e liscia, appena più stretta del contenitore, in maniera che possa poggiare direttamente sul sale all’interno del recipiente, e si appesantisca con un peso di almeno due o, meglio, tre chili. Si lasci riposare per due settimane in ombra, poi si aumenti il peso sul coperchio e si lasci, finché i pesci non siano cotti dal sale. Dopo un paio di mesi saranno pronti per esser consumati, si potrà sostituire la pietra con un normale coperchio. I pesci siano mantenuti nel contenitore col sale, ma prima di mangiarli vadano lavati bene con l’aceto.
Elvira Siringo |
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2 Marmellata di cotogne
Il melo è un tipico albero di collina, l’unica varietà di melo capace di crescere rigoglioso nei terreni argillosi e salmastri delle coste siciliane è il cotogno. I frutti crudi sono praticamente immangiabili, perché sotto la buccia pelosa la polpa è durissima e insipida. Data l’abbondanza di questi pesanti frutti, che alla fine dell’estate sovraccaricano i rami fino a spezzarli, generazioni di nonne si sono industriate, per ricavarne ugualmente qualcosa di buono: un alimento facilmente conservabile e nutriente il cui gusto è metafora di sorrisi e carezze. La cotognata riecheggia quei teneri momenti dell’infanzia nei quali ci veniva offerta, o come premio speciale, o come dolce del giorno di festa, o più comunemente avvolta nel tovagliolo di cotone trovava posto nella cartella della scuola elementare, per rifocillarci dolcemente, a metà mattinata, accompagnata ad una fetta di pane fragrante.
Raccogliete le cotogne solo quando la buccia è diventata gialla, lasciate le verdi che non sono mature. Lavatele e mettetele a bollire in una casseruola larga, totalmente immerse e coperte da grosse fette di limone, finché la buccia non inizia a screpolarsi. Levatele dal fuoco, sbucciatele e togliete i torsoli. Pesate la polpa e aggiungete due parti di zucchero per tre parti di mele. Se lo zucchero è grosso potete scioglierlo a parte, a bagno maria in due dita di acqua, quando è sciropposo lo aggiungerete alla polpa rimestando a lungo e con energia. Rimettete la composta sul fuoco continuando a rimescolare per sette, otto, minuti. Versate la composta sul tavolo di marmo distendendola con uno spessore di due centimetri e tagliandola nelle forme volute con un coltello bagnato di limone; oppure versate la composta nelle formine di latta o di maiolica. Avvolgete le forme in un tulle, per proteggerle dalle mosche, e lasciatele asciugare al sole per almeno sei, sette giorni. In ultimo riponetele nella credenza.
Gustatela lentamente, in autunno, nell’ora del tramonto, guardando dietro il vetro della finestra le nuvole che disegnano strane forme nel cielo. Addentate frammenti minuti e lasciate che si sciolgano con calma fra la lingua e il palato: dissolveranno ogni malinconia.
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Il libro (che attualmente è in distribuzione in Italia) può essere richiesto con dedica personalizzata e firma dell'autrice,
a: laziadilampedusa@alice.it
Con grande piacere vi informiamo che il romanzo di Elvira Siringo "La zia di Lampedusa" ha ricevuto in data 10 ottobre 2009 una menzione speciale fuori concorso, dalla giuria del Premio Giornalistico Letterario Nazionale
"Portopalo più a sud di Tunisi".
L'autrice ringrazia di cuore gli organizzatori e quanti si adoperano perché questo premio, già prestigioso, assuma una considerazione sempre crescente nel panorama nazionale e sia punto di partenza di ulteriori,nuove,iniziative volte a focalizzare l'attenzione sull'emergenza del 21° secolo: una tragedia che contrappone il sud al nord del mondo, e a Portopalo come a Lampedusa, (terre gemelle, di frontiera) viene vissuta per drammatica, quotidiana, esperienza diretta e non solo attraverso le immagini attutite dallo schermo!
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Arrivo a Lampione!
LA RICETTA DEL GIORNO:LAMPEDUSA IN AGRODOLCE
prendete una piccola isola e bagnatela in abbondante acqua salata, poi riponetela ad asciugare al sole del 35° parallelo. Nel frattempo preparate la farcitura che sarà formata per un terzo di abitanti locali, schietti e sinceri, resi lievemente aspri in superficie dalle circostanze, ma internamente maturi e dolci; per un altro terzo usate extracomunitari sopravvissuti, coriacei e piccanti al punto giusto; per il rimanente terzo mischiate turisti inizialmente morbidi e caramellosi, poi via via sempre più abbrustoliti. Amalgamate ben benino e spalmate il tutto sull'isola. Condite con una generosa manciata di musica selvatica raccolta sugli scogli: negli anfratti trovereta abbondanti note melodiche, (da Modugno a Baglioni... per intenderci!). Aggiungete in fine una spolverata di giallo con sfumature rosa che regalerà il tocco finale. Servite sulla sdraio in riva al mare, ai laghi o in montagna, oppure sulla poltrona più comoda di casa e ... buon appetito a tutti! |
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